“Al vedere la stella” – Il racconto di Alessandro

Il racconto di Alessandro Noceto, che lo scorso ottobre è andato a Betlemme con il progetto della Presidenza Nazionale di Azione cattolica “Al vedere la stella“, un’esperienza di servizio con i bambini dell’ospedale pediatrico Hogar Niño Dios, “la casa dei Gesù Bambini”.

“Ho bisogno di un’esperienza nuova, di servizio vero, che mi metta alla prova, che mi permetta di uscire dai soliti schemi e dalla mia zona di comfort. Perché facendo sempre le stesse cose, ad esempio in parrocchia e in diocesi, sempre con le stesse persone, dopo un po’ arriva la paura di non saper dare di più”.

Questi sono i pensieri che avevo prima dell’Assemblea nazionale di AC, quando quasi provvidenzialmente hanno proposto il progetto “Al vedere la stella…”, riflessioni che ho poi ricordato con precisione la sera prima della partenza, lo scorso ottobre.

Quella sera è iniziato tutto. Ho conosciuto i quattro splendidi amici con cui ho condiviso tutto nei giorni seguenti. Ho compreso appieno cosa stavo andando a fare, ovvero svolgere un servizio molto impegnativo in una comunità per bambini con handicap mentali e fisici, gestita da cinque suore e qualche volontario. Meta Betlemme, in Palestina, con un muro a separarla dal resto del mondo, che spesso ignora la sua esistenza.

I dieci giorni passati in Terra Santa, dove tutto è nato, sono stati unici e completamente diversi l’uno dall’altro. Il primo giorno ho conosciuto Roni, negoziante cristiano nella piazza della Basilica della natività di cui è punto di riferimento, il quale ci ha fatto commuovere con le parole di amore per la sua terra.

Nei giorni seguenti ho scoperto le gioie e le fatiche del servizio in struttura fino a farlo diventare la mia quotidianità, gli sguardi degli altri volontari, fra cui uno statunitense davvero incredibile, i pannolini da cambiare, i bambini con i loro sorrisi così unici e diversi fra loro, la difficoltà nell’ora di cena o nel momento della doccia e l’amore di Dio che si sentiva in ogni angolo della casa.

Il nostro viaggio non è stato servizio fine a se stesso, che certo è nobile e bello, ma un’occasione per mettere a nudo i nostri cuori, aprirli a Dio, che si è reso evidente nelle necessità dei bimbi, nei loro limiti, ma anche nei nostri; c’è stata poi l’intensa Via Crucis che abbiamo potuto vivere accompagnati da una delle suore al centro di Gerusalemme, prima di visitare il Santo Sepolcro.

La comunità Hogar Niño Dios esiste grazie alla volontà delle suore del Verbo incarnato, grazie a tanti volontari, provenienti da ogni parte del mondo, tramite associazione oppure no; grazie anche alla generosità di chi crede in questa realtà. Il progetto dell’Azione cattolica nazionale con il quale sono partito è un’opportunità nuova per chi, a vari livelli, conosce l’associazione. Un’opportunità da non lasciar scappare.

Sono già in programma le date 2018: se siete anche solo un po’ curiosi informatevi e vedrete che il desiderio di partire si farà grande.

 

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